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La nuova escalation del conflitto in Medio Oriente aumenta la volatilità dei portafogli

La nuova escalation del conflitto in Medio Oriente aumenta la volatilità dei portafogli

La ripresa delle ostilità nello Stretto di Hormuz minaccia ancora una volta i flussi energetici da cui dipende l'economia globale, e i prezzi del petrolio stanno già reagendo.


PUNTI CHIAVE

  • La ripresa delle ostilità nello Stretto di Hormuz mette a rischio snodi essenziali per i flussi energetici globali e ha già spinto al rialzo i prezzi del petrolio. Il ciclo macro globale, tuttavia, continua a mostrare una discreta tenuta grazie a una maggiore flessibilità nella gestione dell’approvvigionamento energetico.
  • Il nostro scenario centrale resta quello di una crescita mondiale che procede senza slancio, ma senza una vera interruzione. Un nuovo rialzo dei costi energetici, però, potrebbe aumentare la pressione sui mercati.
  • Continuiamo a prediligere un orientamento prudente, con preferenza per l’azionario giapponese, per i mercati emergenti esclusa la Cina, per gli asset reali e per i titoli value, che riteniamo più adatti a reggere una volatilità di portafoglio innescata da shock dal lato dell’offerta.
     


Anche i prezzi spot delle principali qualità di greggio — Brent, West Texas Intermediate e Dubai Light — stanno segnando un nuovo deciso rialzo. Dalla fine di giugno, i prezzi dei prodotti raffinati a breve termine sono saliti ancora di più, a riflesso di una carenza crescente di derivati petroliferi sui mercati globali.

Principali riferimenti del prezzo del petrolio

Dubai Light vs. Brent e West Texas Intermediate, contratti a breve scadenza, USD per barile USD per barile (Y axe)


Fonte: Macrobond. Dati al 17 luglio 2026.


La de-escalation resta lo scenario più probabile

Nel nostro ultimo Quarterly Investment Outlook avevamo sottolineato che i rischi di stagflazione non erano del tutto rientrati. Sebbene il memorandum d’intesa tra Iran e Stati Uniti abbia portato a un cessate il fuoco, il permanere di tensioni sul fronte energetico potrebbe comunque generare uno shock inflazionistico nel cuore dell’economia globale.

Questo scenario implica anche una risposta più restrittiva da parte della Federal Reserve, chiamata a mantenere ancorate le aspettative d’inflazione e a impedire che l’aumento dei prezzi dell’energia si trasmetta all’inflazione core.

Nel breve periodo i prezzi degli attivi finanziari potrebbero orientarsi verso uno scenario di tipo stagflazionistico. È però ancora presto per concludere che un deterioramento del quadro geopolitico e una reazione avversa delle politiche economiche diventeranno lo scenario principale.

Con le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti sullo sfondo, continuiamo a ritenere che il calcolo politico di Washington resti orientato verso la de-escalation. Anche per l’Iran, già alle prese con possibili tensioni interne, sarebbe poco conveniente esporsi nuovamente e per un periodo prolungato al rischio che un embargo statunitense colpisca una delle sue principali fonti di entrata: le esportazioni di petrolio.

Un quadro energetico più resiliente

Pur in presenza di rischi crescenti di nuova escalation, il ciclo macroeconomico globale ha finora mostrato tenuta grazie a una maggiore flessibilità nella gestione dell’energia a livello internazionale. Oltre ai progressi strutturali in termini di efficienza energetica, numerosi Paesi hanno accelerato il passaggio verso fonti alternative e una più ampia diversificazione delle forniture.

Ha contribuito anche l’utilizzo coordinato e incisivo delle scorte di greggio e prodotti petroliferi da parte degli Stati Uniti e dei Paesi dell’OCSE.

Questi sviluppi hanno aiutato a contenere le interruzioni più acute dell’offerta e le carenze di input energetici e petrolchimici a monte. In effetti, l’aumento della media mobile a dodici mesi del prezzo del petrolio è rimasto relativamente contenuto rispetto ad altri shock energetici recenti, come l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022 o la fase della Primavera araba tra il 2011 e il 2013.

Inoltre, negli Stati Uniti e in altre economie, i dati più recenti sull’inflazione avevano iniziato a sorprendere positivamente, con valori inferiori alle attese, grazie al rientro dei prezzi energetici verso livelli vicini a quelli precedenti al conflitto durante il mese di giugno.

Cosa significa per mercati e portafogli

Il nostro scenario centrale resta quello di un’economia globale che continua a crescere, pur tra incertezze e attriti. Un nuovo balzo dei costi energetici, tuttavia, potrebbe intensificare la pressione sui mercati.

Un cambiamento dell’orientamento della Federal Reserve e l’avvio di rialzi dei tassi — coerentemente con il recente repricing più hawkish incorporato dal mercato — potrebbero accentuare la volatilità, aumentare la correlazione tra azioni e obbligazioni e rafforzare il dollaro statunitense.

In questo contesto potrebbero emergere opportunità tattiche di acquisto sull’azionario. Manteniamo comunque un approccio prudente, con preferenza per il Giappone, i mercati emergenti esclusa la Cina, gli asset reali e i titoli value, che a nostro avviso sono meglio posizionati per assorbire una volatilità di portafoglio guidata da shock dell’offerta.

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GU-904 - 30 giugno 2027

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